Ipoglicemia e automonitoraggio: i pazienti raccontano il loro vissuto

ll contributo dell’automonitoraggio nella gestione dell’ipoglicemia ed il vissuto dei pazienti

A cura del Dott. Luigi Gentile, Direttore SOC Diabetologia Ospedale Cardinal Massaja, Asti

Seguire un persona portatrice di una condizione cronica come il diabete, implica una profonda modifica della relazione tra paziente ed operatore sanitario, in quanto il paziente deve essere accompagnato ad assumere e condividere la responsabilità della gestione della propria malattia; anche la terapia più avanzata ed appropriata può diventare poco efficace e sicura, se il paziente non è coinvolto attivamente nel processo di cura.

L’evento malattia irrompe infatti nella vita quotidiana della persona e della famiglia, provocando disagio e creando le condizioni per potenziali conseguenze sullo stesso esito del trattamento.  

Una delle situazioni più temute nella gestione del diabete è l’ipoglicemia, ovvero l’abbassamento del livello degli zuccheri nel sangue a valori inferiori  a 70 mg/dL, un evento che provoca nel paziente una condizione di intenso malessere fisico, spesso accompagnato da emozioni negative che restano impresse nella memoria. 

Le seguenti testimonianze, raccolte direttamente da alcuni pazienti, descrivono il ricordo della loro prima esperienza ipoglicemica evidenziandone l’impatto anche dal punto di vista emotivo: 

“È passato un secolo ma me la ricordo benissimo … ricordo di avere provato un senso di torpore e confusione,  una grande sudorazione e di colpo grosse difficoltà di concentrazione … e tanta paura per quello che mi stava succedendo”

“Ho provato lo sconforto più totale … mi sono sentita in balia di un evento che non avrei mai potuto controllare … la totale perdita di controllo sulla situazione e su ciò che mi stava accadendo … ansia e tanta paura per quello che mi stava succedendo”

“Era notte ed ero ricoverato in ospedale al momento del riscontro del diabete ... è stata l’infermiera a svegliarmi dicendomi che ero in ipoglicemia … oltre a stare fisicamente male mi sono spaventato perché mi è venuta l’ansia di andare in ipoglicemia senza accorgermene”  

Il riconoscimento e l’accettazione della condizione di malattia da parte del paziente rappresenta un passo decisivo verso la possibilità di controllarne l’evoluzione, in collaborazione con il team di cura, piuttosto che subirne il decorso.  

Gli Standard Italiani della cura del diabete definiscono che “nei pazienti diabetici che assumono terapie che possono potenzialmente indurre ipoglicemie, l’autocontrollo glicemico, condiviso con il team diabetologico è una componente indispensabile della gestione della malattia diabetica sia per raggiungere gli obiettivi terapeutici sia per ridurre il rischio di ipoglicemie gravi”. 

La pratica dell’autocontrollo glicemico domiciliare, ovvero la misurazione della glicemia su sangue capillare mediante strumenti portatili da parte degli stessi pazienti, è infatti una componente chiave per l’autogestione del diabete, indispensabile  al fine di perseguire e raggiungere, in condizione di sicurezza,  gli obiettivi di cura del diabete e prevenirne le complicanze. 

L’uso dell’automonitoraggio glicemico per evitare o riconoscere le crisi ipoglicemiche e verificare gli obiettivi glicemici,  aumenta la consapevolezza e sicurezza del paziente nelle diverse situazioni di quotidianità di vita. 

L’autocontrollo permette infatti al paziente di capire perché “sta male”, rendersi conto di come “va il controllo” e sentirsi libero di agire all’interno di un percorso condiviso con il curante, consentendo di adattarlo in particolare alle variazioni dello stile di vita.

L’autocontrollo permette al team di cura di evidenziare e prevenire le “situazioni a rischio”, di identificare obiettivi condivisi e personalizzati, impostando una relazione terapeutica efficace e duratura col proprio paziente. La condivisione e discussione dell’esito dell’autocontrollo motiva i pazienti,  che acquisiscono un maggiore controllo sul proprio diabete. 

L’evoluzione tecnologica ci consente oggi inoltre di poter disporre di glucometri per l’autocontrollo precisi ed accurati, in grado di supportare efficacemente le persone con il diabete, al fine di ottenere misurazioni sicure, affidabili e attendibili in ogni situazione compresa l’ipoglicemia; vi sono inoltre strumenti dotati di particolari funzionalità e specificamente disegnati per gestire tali situazioni, che hanno il potenziale per supportare i pazienti nella gestione della propria malattia e nella prevenzione dell’ipoglicemia.

È tuttavia proprio l’educazione e l’alleanza terapeutica tra team curante e paziente, che consente di rendere la persona con diabete attore protagonista del processo di cura, per migliorare e mantenere la propria qualità della vita. 

Di fatto, i pazienti che sperimentano con successo questa alleanza, affrontano e gestiscono con maggiore efficacia i diversi aspetti della propria malattia fra cui l’ipoglicemia, come descritto da alcune loro testimonianze: 

“Oh è cambiata molto .. ora so cosa fare e so che ascoltando e riconoscendo bene i segnali del mio corpo riesco ad intervenire prima di stare male veramente … “

“Oggi? Non è più lo spavento, quanto il segnale di qualcosa che non va … spesso di qualcosa che non ho fatto nel modo corretto”

 

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